Anni ’70 – La zona di ripopolamento al largo del Musone
Siamo alla fine degli anni ’70. In uno scatto di Aldo Tortorelli, sul molo si vedono chiaramente dei grandi cubi in calcestruzzo che allora incuriosivano molti: due metri per lato, fori passanti, nicchie, angoli smussati. Strutture solide, geometriche, apparentemente enigmatiche.
Non erano semplici manufatti portuali. Dietro quei cubi c’era un progetto scientifico preciso.

Come riportano gli appunti manoscritti dell’epoca del Sig. Aldo, si trattava di un progetto di zona di ripopolamento ittico del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Ancona, presieduto dal Dottor Giovanni Bombace, scomparso nel 2023.

Il progetto iniziale prevedeva il posizionamento in mare di dodici piramidi artificiali. Ogni piramide era composta da quattordici cubi di calcestruzzo: nove alla base, quattro al secondo livello e uno al terzo, formando così una struttura a tre piani. I cubi venivano distanziati tra loro di mezzo metro, per consentire ai pesci di entrare e trovare riparo all’interno delle cavità e dei fori.
Le dodici piramidi sarebbero state collocate a tre miglia dalla foce del Musone, su un fondale di dodici metri, a una distanza di cinquanta metri l’una dall’altra. Un disegno ordinato, studiato per creare habitat artificiali capaci di favorire il ripopolamento e offrire nuove zone di rifugio e aggregazione per la fauna marina.
Il CNR, però, non disponeva di fotografi subacquei per documentare l’evoluzione del progetto dopo la posa delle strutture. Per questo si rivolse al Centro Attività Subacquee di Ancona, dove allora operavano appena quattro o cinque appassionati pionieri della fotografia subacquea.

Furono loro a scendere in acqua per osservare e documentare cosa sarebbe accaduto nei mesi successivi all’installazione delle piramidi. Le immagini avrebbero rappresentato il primo riscontro visivo dell’esperimento: il cemento che lentamente si trasformava in substrato vivo, i primi pesci che iniziavano a frequentare le strutture, il mare che cominciava a far proprie quelle architetture artificiali.
Questi scatti di Aldo Tortorelli sono la testimonianza di uno dei primi interventi strutturati di ripopolamento ittico nell’Adriatico, nato dall’incontro tra ricerca scientifica e passione subacquea.

